martedì 30 aprile 2013

Governo Letta: tassazione senza rappresentanza

Dopo una campagna elettorale basata, sia da parte PD che da parte PdL, sul nemico (il giaguaro da smacchiare per il PD e il pericolo comunista o le toghe rosse per il PdL) arriva il governo dell'inciucio, dove quelli che si erano presentati come nemici si manifestano invece come alleati.


I temi della campagna elettorale evaporano come neve al sole, e il neonato governo del bastone si appresta a massacrare il popolo con una valanga di nuove tasse, mentre dichiara di fare il contrario.

La neolingua di Orwell in questo caso si applica alla perfezione. Si parla di aiuti all'Italia e si intende aiuti alle banche. Si parla di responsabilità e si intende scaricare sul popolo le ruberie della casta.

Si evidenziano comunque alcune tendenze e si possono prospettare alcune azioni.


Lo scudo a Berlusconi

Una delle prime azioni dell'esecutivo sarà fornire a Berlusconi lo scudo definitivo contro i giudici che egli sicuramente ha messo come condizione per il proprio appoggio. A breve vedremo qual è la soluzione trovata. Una potrebbe essere la nomina a senatore a vita, con la prospettiva successiva di un incarico di maggior prestigio (presidenza della repubblica).


The show must go on

La sensazione che arriva dai media è che ad ogni costo bisogna tenere la scena. Ciò è ancora più importante quando non si ha niente da dire.

Bisogna evitare che gli spettatori vadano via (anche metaforicamente, evitare che si distraggano dalla recita e comincino a pensare con la propria testa).

Quindi continua la valanga di talk show di politica dove tutti i teatranti a turno parlano di argomenti inessenziali. Riforme, responsabilità, emergenza, concertazione, sono parole che si possono usare tranquillamente, perché ormai da tempo sono state svuotate di significato. Europa da citare sempre in termini positivi.

A volte servirà fare qualche promessa, che comunque verrà smentita al momento buono (es. abolizione dell'IMU).


La legge elettorale

La legge elettorale è uno degli argomenti di cui si parlerà molto. Non è un argomento pericoloso, perchè tanto non si farà. Non si può fare una legge elettorale se prima non si sa come tener fuori il M5S, o almeno minimizzare la sua presenza in Parlamento. Ma i numeri cambiano in continuazione e la soluzione per far fuori il M5S è ancora da trovare.

Quindi la legge elettorale si farà subito prima dello scioglimento delle camere. Nel frattempo partirà la fabbrica del fango, per cercare di coprire di sterco chiunque aderisca al M5S.



La strategia del bromuro

Nel frattempo per il dissenso si privilegia la strategia del bromuro rispetto all'abusata strategia della tensione. Il dissenso viene minimizzato, viene considerato gesto individuale di esaltati. A nessun costo bisogna ammettere che ormai la disaffezione verso i partiti di governo nella popolazione è totale.

La tecnica è collaudata, spettacolo al posto del lavoro. Per chi non si accontenta c'è il gratta e vinci. E se anche questo non basta si alzerà il livello della musica.

Sperando che il popolo non si ricordi di quando la tassazione senza rappresentanza portò ad una rivoluzione.



Economia, economia, economia

Nei talk show si continuerà a parlare diffusamente di economia, che andrebbe intesa invece come monetarismo. Nel pensiero unico del governo delle banche l'unico modo di governare l'economia è il monetarismo, quindi si discuterà all'infinito di come sostenere i consumi con manovre puntuali.

Si accennerà anche alle due versioni del monetarismo, quella USA, che prevede di stampare denaro all'infinito, e quella europea basata sull'austerità. Si farà così finta di mostrare più punti di vista (dando chiaramente ragione alla fine al modello europeo, ma con qualche correzione in base all'esperienza degli USA).

E' ormai dimenticata la politica economica, quella ben studiata da Federico Caffè, che si poneva in un'ottica anche a lungo periodo, per vedere come le azioni governative pilotavano le attività produttive. La scusa è che senza la possibilità di manovrare la leva del cambio non c'è il controllo dell'economia.

In realtà la leva del cambio della moneta è solo una delle azioni si cui il governo può agire. Non è difficile capire che intervenendo sui fondamentali: agricoltura, industria, scuola, sanità, il denaro speso resta in Italia e la quantità di circolante è ben superiore a quella che si ha sostenendo i consumi. Insomma è alla base della catena produttiva che bisogna intervenire, non nella fase finale dell'acquisto. Anche se numerose restrizioni sono imposte da quel consorzio di banche detto Europa, restano numerose possibilità di manovra. Un esempio sono gli incentivi al fotovoltaico.

Ma ai nostri governanti questo non interessa, loro lavorano per le banche.

mercoledì 24 aprile 2013

Il presidente di garanzia

E' stato eletto Napolitano, l'unico nome che oggi riusciva a garantire le rendite finanziarie contro il popolo italiano.




La decisione era urgente, bisognava evitare che il popolo vedesse che era facile trovare un nome che rappresentasse l'unità della nazione secondo il dettato costituzionale (esempi Rodotà e Zagrebelsky) e forzare ad un risultato che difendesse la casta. Il risultato è stato un plebiscito, e dal punto di vista scacchistico si configura come un arrocco, potente mossa che è contemporaneamente di attacco e difesa, e scompagina la situazione.


Sotto altri aspetti il risultato è da film dell'orrore, rappresentabile con film di King o Romero ("a volte ritornano" oppure "la notte dei morti viventi").




Le istanze di rinnovamento hanno perso, ma quel coacervo di interessi che si concentra intorno agli strozzini di Goldman Sachs e a quel consorzio di banche comunemente chiamato Europa, è adesso in seria difficoltà.



Grillo è riuscito a colpire la strategia del nemico e le sue alleanze. Sun Tsu insegna che adesso sono da abbattere le fortezze. Si può fare.

La strategia della casta era basata sull'inciucio sempre presente ma non visibile, su due partiti sostanzialmente alleati e formalmente nemici. Oggi sono costretti ad apparire per quello che sono, come alleati. Sono nudi.

E il re nudo è molto vulnerabile.


Il popolo ancora una volta ha perso e le sue richieste di giustizia sono state ancora una volta negate.

Vale la pena di ricordare Henning Mankell:

Il concetto di giustizia non significa solo che le persone che commettono reati vengano condannate. Significa anche non arrendersi mai. (Assassino senza volto, Marsilio 2001, p. 357)


Non ci arrenderemo mai.

Anzi...

martedì 26 marzo 2013

Lo stallo italiano e la governabilità



Dicono (i mass media e l'establishment) che in Italia c'è un problema di legge elettorale, ma il problema che essi vedono non è che il porcellum sputa sulla Costituzione, impedendo l'elezione diretta dei propri rappresentanti (artt. 56 e 58 ) (1).

No, il problema che essi vedono è la cosiddetta governabilità.

Eppure con quattro grandi coalizioni non ha senso che ad una venga data la maggioranza assoluta, perché in tale caso il premio di maggioranza diventa spropositato (come è già successo alla Camera) (2).

Oggi bisogna fare alleanze per governare. Ma questa non è una novità sconvolgente. Per decenni abbiamo avuto molti partiti (durante la cosiddetta "prima repubblica") e ricordo addirittura un governo pentapartito.

Certo, un volta la formazione dei governi era laboriosa, ma non si gridava alla "ingovernabilità" come ora.

Forse perché i partiti di una volta avevano un'identità propria, mentre i maggiori partiti di oggi si identificano tramite il nemico: per il PD il nemico è il malefico Berlusconi, per il PdL sono i comunisti, i giudici, i sindacati.

Il bipolarismo ha spinto insomma ad una recita politica, dove l'elemento focale è lo scontro con il partito avverso, il quale viene demonizzato (viene considerato la fonte di tutti i mali). Ciò avveniva anche prima con il proporzionale, ma in misura decisamente inferiore. Evidentemente oggi è molto difficile allearsi con il partito che per lungo tempo si è demonizzato.

La cosa notevole è che anche Grillo rientra in questa logica, il M5S si identifica per i suoi nemici più che per i suoi programmi. (E' sintomatico l'attacco di Grillo all'art. 67 Cost. per mostrare come M5S sia in sostanza una variante della partitocrazia esistente.)

In definitiva il porcellum ha molti difetti, ma il problema della "governabilità" dipende dai partiti e dalla spettacolarizzazione (e personalizzazione) della politica, non dalla legge elettorale. Contano troppo le facce, in particolare quelle dei nemici e poco i programmi. I partiti sono a vuoto d'idee e agitano figurine.

Ma il concetto stesso di “governabilità" ha degli aspetti discutibili, che conviene approfondire.

Il mito della governabilità non si capisce se non ci si rende conto che in democrazia governare vuol dire rappresentare, mediare, ragionare, misurare, pensare, pianificare. E anche decidere. (3)

Tutte queste operazioni richiedono tempo e collaborazione tra vari attori sociali. Si, la democrazia può essere lenta e faticosa.

La governabilità come la raccontano i giornali riguarda invece l'obbedienza rapida e supina a ordini (o diktat) che arrivano da fuori. Da fuori del sistema politico e spesso da fuori dell'Italia intendo.

Si vogliono dei politici che si comportino come servi o schiavi, i quali non hanno il tempo di valutare o negoziare, ma devono fare rapidamente ciò che vuole il padrone.

Insomma governabilità vuol dire l'asservimento di uno stato a interessi stranieri (cioè estranei allo Stato), i quali pretendono di essere superiori allo Stato.

Si parla di governabilità perché non c'è più la sovranità. Le persone che dovrebbero rappresentare la sovranità popolare si comportano come dei servi. Questo dicono i mass media.


Note:
(1) Art. 56: La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. (...)

     Art. 58: I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età. (...)
(2) Con il 29,3 % dei voti validi il centro sinistra ha preso 345 seggi su 630, cioè il 54,8 %. In pratica il premio ha raddoppiato i seggi assegnati. (Sono considerati anche i seggi estero).
(3) Etimologicamente "decidere" mi suona come "tagliare". E oggi questa visione sembra prevalere.

lunedì 25 febbraio 2013

Ritorno a Piazza S. Giovanni


La chiusura a Roma dello tsunami tour

Anni fa (ottobre 2010) ero in questa stessa piazza per la manifestazione della FIOM-CGIL, a guardare il popolo in piazza per esprimere il proprio malessere di vivere in un paese devastato.

Il popolo senza partito” avevo chiamato questa folla spaurita e smarrita.

Oggi la devastazione è andata avanti, le facce sono ancora più stanche e preoccupate.

Ma ci sono importanti cambiamenti: uno sono i giovani. Essi sembravano spariti dalla politica, adesso sono in piazza con gli altri. Noto anche diversi cani. Aumentano il senso di comunità e familiarità della piazza.

L’altro importante cambiamento è che adesso il partito c’è. Compare la speranza.

E’ la prima volta che non mi sento impotente” afferma un oratore sul palco.

Dal palco risuonano in continuazione articoli della Costituzione: Artt. 2, 3 , 11, illustrati con riferimento alla vita delle persone. Senza le istrionerie di un Benigni si raccontano le nostre leggi fondamentali e la loro applicazione. E la gente ascolta con calma.

A guardare la TV si sarebbe pensato ad un furibondo show di Grillo, invece si vedono oratori tranquilli e gente che ascolta con attenzione.

Alle 19.30 la piazza è piena con le vie laterali.
Nel frattempo i candidati espongono le loro idee. Molte buone intenzioni e pochi programmi. Spesso si sentono frasi brevi con tono di slogan. Certamente il tempo a disposizione di ciascuno è breve.

Va notato che a Roma si vota anche per la regione, il che conferisce particolare importanza al voto, anche per un possibile effetto di sinergia tra il voto statale e quello regionale.

Alle 20.30 ancora Grillo non si vede. Arriva finalmente alle 20.50.

Parla bene, forse urla troppo, ma la piazza apprezza. Una frase in particolare mi sembra degna di nota: “La politica deve essere una visione a due generazioni, non a due legislature”, intendendo che il politico deve pensare a come vivranno i suoi figli e al Paese che lascerà loro. Questo dice l’antipolitico Grillo.

Va bene, molte persone hanno ormai deciso, hanno abbandonato il vecchio partito, le vecchie convinzioni, a volte diverse amicizie, e si sono imbarcati nell’avventura.

Alea iacta est”. Si marcia su Roma.

Truman

23.02.2013

venerdì 21 dicembre 2012

La vera Costituzione italiana



Riporto la prima parte (principi fondamentali) della Costituzione oggi effettivamente applicata in Italia, la cosiddetta Costituzione materiale.



Art. 1.

L’Italia è una dittatura tecnocratica (1), fondata sull’usura. La sovranità appartiene alle banche, che la esercitano nelle forme a loro più gradite.


Art. 2.

Il Sistema riconosce e garantisce solo gli interessi dovuti agli usurai, siano essi singoli o preferibilmente associati in forma di banche.

Il Sistema richiede ai comuni cittadini l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica verso le banche. Tali doveri comportano il pagamento di tasse crescenti nel tempo. Le tasse pagate allo Stato verranno da esso rigirate alle banche.


Art. 3.

I cittadini si organizzano in due caste: i cittadini comuni, per i quali si applica la legge, e i membri delle elite, per i quali la legge va opportunamente interpretata di volta in volta.

All'interno di ogni casta i cittadini possono essere ulteriormente differenziati di fronte alla legge, in base a sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.

È compito del Sistema rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, lasciando di fatto alcune libertà ai cittadini comuni, impediscono il pieno sviluppo della tecnocrazia delle banche.

Art. 4.

Il Sistema riconosce a tutte le banche il diritto a fare profitto strozzando i cittadini e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al profitto delle banche.

Art. 5.

Il Sistema schifa le autonomie locali, a meno che non siano utili alla dissoluzione dello Stato. Il decentramento amministrativo viene dissuaso tramite la leva finanziaria.

Il principio del Sistema è che in prospettiva le autonomie devono sparire.

Art. 6.

Il Sistema non si preoccupa delle minoranze linguistiche, in effetti anche la lingua italiana verrà trascurata a favore della lingua inglese, vera lingua del Sistema.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica cooperano nello strozzare i cittadini a favore delle banche, almeno fino a quando il Sistema deciderà di lasciarli in vita. Lo Stato e la Chiesa cattolica fingono di basarsi sui Patti Lateranensi per quanto riguarda i loro rapporti.


Art. 8.

Tutte le confessioni religiose sono uguali di fronte alla legge, ma una è più uguale delle altre, ed è la Chiesa cattolica (vedi precedente art. 7).

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno per ora diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, ma è bene che facciano attenzione, in particolare quella islamica.

Art. 9.

Il Sistema disprezza la cultura, in quanto pericolosa per il potere, promuove la sostituzione di essa con spettacoli televisivi, preferibilmente di tipo “reality”. Scienza e tecnica sono invece apprezzate, purché siano finalizzate al profitto ed al miglior funzionamento del Sistema.

Il Sistema promuove la privatizzazione del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, in modo da farci profitto.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle necessità delle banche per quanto riguarda le relazioni internazionali. Nel caso ciò contrasti con qualche trattato internazionale, tale trattato verrà disconosciuto.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in base ai rapporti di forza tra l’Italia e lo Stato di provenienza dello straniero.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, verrà respinto indietro, preferibilmente in mare aperto. Nel caso riuscisse ad arrivare alla terraferma, verrà punito con la reclusione in campo di concentramento, seguita comunque dall’espulsione.

Si possono tranquillamente estradare gli stranieri che manifestano opinioni politiche sgradite, incolpandoli di terrorismo.


Art. 11.

L’Italia rifiuta la parola guerra per indicare le sue offese alla libertà degli altri popoli e i suoi interventi armati per risolvere (o incancrenire) controversie internazionali: per indicare tali operazioni verranno usate nuove parole, per esempio “operazione di polizia internazionale”, “esportazione della democrazia”, “responsabilità di proteggere”, “difesa dei civili” e analoghe. E’ preferibile che il termine da usare per indicare gli interventi armati cambi ogni volta.

L’Italia consente le limitazioni di sovranità utili a garantire un maggior profitto alle banche, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.


Art. 12.

Resta in vigore la bandiera tricolore italiana: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. Essa sarà utile a indicare i tipici prodotti locali anche dopo l’abolizione dello Stato italiano (2). Mantiene inoltre il suo significato di identificazione della squadra per la quale gli italiani devono tifare durante le manifestazioni sportive internazionali.


Note
1) Nel seguito viene usata per semplicità la dizione “il Sistema” per indicare tale dittatura.
2) Una bandiera più adeguata per l'Italia di oggi è qui all'inizio dell'articolo. Ma non è quella solitamente usata.

giovedì 13 dicembre 2012

Specchi deformanti e classi digerenti

Riprendo un preoccupante articolo da http://www.vallesabbianews.it, che mi sembra segnalare un fallimento della politica, un girare attorno ai problemi dichiarando che essi non si possono risolvere ed in definitiva abdicando alla funzione della politica, che è quella di scremare il meglio della società, non il peggio. E invece alla politica bisogna tornare al più presto, evitando i giochi di specchi.

Lo specchio, i politici e la società

Di Ziggy

In questi ultimi anni e, segnatamente, negli ultimi recenti mesi, sempre più spesso ho sentito l'uomo della strada, i colleghi, gli amici, lamentarsi della nostra classe politica...

Uomini corrotti, si dice, di costumi morali non limpidi, molto sensibili al denaro e al potere, per niente alla "missione" che avrebbero da compiere.

I cittadini, si prosegue, hanno eletto gli uomini politici perché essi governino con intelligenza e sapienza mentre questi, non appena acquisito il potere, iniziano ad utilizzarlo per i propri scopi personali quando va bene, quando va male per affossare finanziariamente gli enti che governano o i partiti che gestiscono, sprecando soldi e risorse che, soprattutto nell'attuale congiuntura economica, non sono abbondanti e a buon mercato.

A questo punto, in genere, la discussione viene classicamente chiusa con veemenza dal primo che dice: "che ci vogliamo fare, i politici di oggi sono tutti ladri!".

Leggendo il romanzo di Stendhal, "Il Rosso e il Nero", che consiglio a tutti i lettori che ancora non lo conoscessero, mi sono imbattuto in questa frase, che riporto:
"Eh, signori, un romanzo è uno specchio che passa per una strada maestra. Ora riflette nei vostri occhi l’azzurro dei cieli, ora il fango dei pantani. E voi accusate di essere immorale l’uomo che porta lo specchio nella gerla! Il suo specchio mostra il fango, e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada, e più ancora l’ispettore stradale che lascia imputridire l’acqua e formarsi i pantani.".
Il concetto originario, come si vede, riguarda il romanzo.

A mio parere tale concetto si può parimenti applicare anche alla nostra classe politica.

Credo che essa sia esattamente lo specchio della società italiana: una società dove i "furbi" si sprecano, dove chi fa il proprio dovere e ha l'orgoglio di dirlo in pubblico, spesso viene additato, volendo usare un eufemismo, come ingenuo;

dove l'abitudine di predicare bene e razzolare male è endemica;

dove per denaro si è disposti a fare tutto e, subito dopo, il contrario di tutto.

Non guardiamo solo lo specchio, la nostra classe politica, concentriamoci invece su ciò che lo specchio riflette, ovvero la società in cui tutti noi viviamo.

Si badi bene: questa interpretazione è molto più pessimistica della precedente.

Una classe politica, infatti, dopo qualche anno si può sostituire.
Molto, ma molto più complesso risulta invece cambiare i riferimenti culturali e morali di un paese, di una intera società: per farlo ci vogliono anni e tanto lavoro, a cominciare dalla formazione scolastica sulla quale, anche per questo motivo, sarebbe necessario investire di più.

Fonte: http://www.vallesabbianews.it/notizie-it/Lo-specchio,-i-politici-e-la-societ%C3%A0-22600.html
Sembra essere diventata una parola d'ordine quella di dare la colpa alla società corrotta per scagionare i politici. Viene pompata incessantemente dall'area del PD, che vuole giustificare così il suo dare da mangiare merda alla popolazione, perché realisticamente è l'unica via possibile (o nella lingua imperiale TINA: There Is No Alternative).

Certo il PD può contare sul suo seguito di piddini, ben descritti da Bagnai (su goofynomics), abituati a pascersi con ciò che gli viene fornito, però il discorso è scorretto.
Intanto perchè i numeri dicono il contrario: una percentuale altissima di parlamentari è costituita da condannati e inquisiti. Un esempio:

Lo sapete che la percentuale di pregiudicati in parlamento è del 15%, più che a Scampia (10%)!?
( http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090101113004AAMqDiP )
Allora i politici non sono lo specchio della società, ma della sua parte peggiore.
Poi va considerato che il potere implica responsabilità, un atto criminale operato da chi ha potere è più grave rispetto allo stesso atto compiuto da un cittadino comune. Ciò in molti casi è codificato nella legge italiana, per esempio per parecchie infrazioni è un'aggravante il fatto che tale infrazione sia compiuta da un pubblico ufficiale.

Ma è ancor meglio osservare i paesi esteri, dove i politici si dimettono per quelli che a noi appaiono scandaletti: lì l'opinione pubblica ha interiorizzato questa idea del potere che implica responsabilità e non perdona i politici corrotti.

C'è poi da considerare che il rimandare il problema alla società rientra in quella fallacia che Umberto Eco chiamava "benaltrismo": "ben altro ci vuole che un ricambio della classe politica. Ci vorrebbe un ricambio totale della società!"
Come spiegava Eco, il benaltrismo porta a non concludere mai niente, perchè qualsiasi azione sarebbe una minuzia, prospettando sempre grandiose azioni al livello superiore.
http://it.wikipedia.org/wiki/Benaltrismo

L'opposto del benaltrismo criticato da Eco è il riformismo nella sua forma buona (prima che arrivasse il PD), quello di Federico Caffè, che cercava di ottenere risultati nel breve termine, in tempi umani. Insomma il riformismo che si accontentava ma era capace di correggersi in corso d'opera e non si faceva illudere da una lontana rivoluzione proletaria.

E allora torniamo alla politica, evitando di scaricare sulla popolazione le colpe della classe dirigente (la quale troppo spesso è convinta che basti essere classe digerente).

Truman
13.12.2012

mercoledì 7 novembre 2012

Due cent per un presidente


Finora ho evitato di commentare il grande show delle presidenziali USA. Gli spettacoli mi interessano poco.


Ma adesso che il carnevale mediatico raggiunge il suo picco può valere la pena di fornire i miei due cent di commenti.

In un sistema putrefatto e marcio fino al midollo, come sono oggi gli USA, è normale che in tutte le competizioni vinca il peggiore. Ci possono essere eccezioni (ci torno tra poco) ma non è il caso di oggi.

Il sistema elettorale USA fu costruito per favorire i ricchi ed è stato affinato con cura per evitare in tutti i modi che il popolo potesse decidere alcunché. (1)

Ma la fase più interessante del sistema elettorale degli USA è quella che segue le elezioni. Nel caso il neoeletto presidente fosse riuscito a imbrogliare i suoi padroni e si mettesse in testa di governare per il popolo una volta ricevuta l'investitura, egli viene eliminato.

L'eliminazione solitamente è fisica (una lunga sequenza di presidenti morti prematuramente dovrebbe ben certificare l'esistenza di questa fase) ma può anche essere mediatica come avvenne nel caso di Clinton che non si decideva a fare la guerra in Jugoslavia.

Obama lo abbiamo già visto. E' stato molto obbediente e meritava la riconferma.
Probabilmente la fase post elezioni in questo caso sarà poco interessante.
Evidentemente era molto difficile trovarne uno peggio di lui.

Chiaramente ci sono ripercussioni in Italia: qui i maggiori sostenitori di Obama sono nel PD, il partito erede del PCI, che è progressivamente diventato il più grande fiancheggiatore degli USA. Per fare un capovolgimento del genere serviva molta faccia tosta e supremo sprezzo del ridicolo, ma i leader del PD, grigi, amorfi e refrattari, non si curano del ridicolo, essi hanno in mente cose ben più serie. Pensano al futuro.


A loro toccherà a breve (dopo le prossime politiche) completare la demolizione della democrazia in Italia.

Sempre se glielo lasciamo fare.


Truman


7.11.2012


NOTA:
1) Mi resta la sensazione che i meccanismi per raggirare il popolo e fare in modo che, in mezzo al clamore mediatico, tutte le decisioni vengano prese da istituzioni non elettive, siano stati poi replicati ed affinati all'ONU (vedi Consiglio di Sicurezza, FMI, WB) e in Europa (vedi Commissione europea, Consiglio dell'Unione europea, …).